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L'iniziativa popolare "Diritto svizzero invece di giudici stranieri”: una minaccia per le persone LGBT

Data // Sabato, 18 Aprile 2015 Categoria // Diritti e giustizia

L'iniziativa popolare
L'iniziativa popolare "Diritto svizzero invece di giudici stranieri” inquieta la associazioni LGBT nazionali. L'UDC ha dato il via alla raccolta delle firme per sostenere la preminenza del diritto nazionale in Svizzera. Il documento richiede che la Costituzione federale sia piazzata al di sopra del diritto internazionale. In caso di bisogno, la Svizzera dovrà denunciare i trattati internazionali. Cosa fa arrabbiare il partito populista, è soprattutto il blocco da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) dell'iniziativa UDC adottata nel 2010, sull’espulsione dei criminali stranieri.
Questa nuova iniziativa ha sollevato una protesta tra i molti attori della società civile e delle ONG. Essa "non solo mette in pericolo la sicurezza giuridica, lo Stato di diritto e la libertà in Svizzera, ma anche i diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender" scrivono i gruppi firmatari LGBT: associazione Famiglie Arcobaleno, Network, TGNS, FELS e LOS, in una dichiarazione.
Le organizzazioni LGBT ricordano che se il magistrato di Strasburgo a volte giudica in modo diverso rispetto la giustizia svizzera è perché alcune situazioni non sono coperte dal diritto svizzero. "Questo è particolarmente il caso per le minoranze, come lesbiche, gay, bisessuali e transgender per cui la possibilità di rivolgersi alla Corte Europea dei diritti dell’uomo è uno strumento importante." Nel 2009, per esempio, i giudici europei hanno dato ragione per una causa di una donna transessuale discriminata dalla sua assicurazione.
Con la sua iniziativa l’UDC crea ad arte una pericolosa contrapposizione tra democrazia e diritti umani, mette in guardia Amnesty International. Senza il rispetto dei diritti umani garantiti dal diritto internazionale non può esistere una reale democrazia. «Questa iniziativa rappresenta un nuovo grave attacco alle basi della nostra democrazia e dello Stato di diritto. Gli iniziativisti partono dal principio che la maggioranza ha sempre ragione e che può decidere tutto. Dimenticano però che il nostro sistema democratico può funzionare correttamente solo se protegge pure i diritti delle minoranze e concede loro un diritto di partecipazione » ha commentato Alain Bovard, giurista della Sezione svizzera di Amnesty International.
Da notare che se la Svizzera conclude la sua cooperazione con la Corte europea dei diritti dell'uomo, sarebbe al bando dal Consiglio d'Europa, insieme con la Bielorussia, il Kazakistan e lo Stato Vaticano.

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