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A GINEVRA, I MANIFESTI ANTI-OMOFOBIA SOLLEVANO CRITICHE

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D'accordo sul principio, le associazioni LGBT di Ginevra sono tuttavia deluse dell'attuazione pratica della campagna anti-omofobia. Un messaggio eccessivamente timido e troppo scialbo.

È iniziata la campagna di affissioni per sensibilizzare l'opinione pubblica – e specialmente nelle scuole - contro l'omofobia nei cantoni Vaud e Ginevra. L’iniziativa è lodevole, ma la Federazione delle organizzazioni LGBT di Ginevra non ha risparmiato qualche critica. Il manifesto affisso nello spazio pubblico e nelle scuole rappresenta un fondo monocromo scuro sul quale appare una piccola scritta in bianco con la frase “Sono soltanto due esseri umani che si amano” ed è stato selezionato nel quadro di un concorso nel 2010.

Le associazioni ginevrine avevano già a suo tempo giudicato che il messaggio della campagna era poco più che aneddotico e che accantonava l’omosessualità a un aspetto della vita privata, senza tener debito conto dell'impegno politico per le rivendicazioni legate alla sessualità. «Non si riconoscono i lunghi anni di lotta da parte del movimento omosessuale per far capire alla società che l'omofobia è un problema politico», afferma Caroline Dayer, ricercatrice all’Università di Ginevra. Il messaggio contiene una falsa insinuazione, perché in realtà le persone LGBT non sono soltanto due esseri umani che si amano. È una grossolana riduzione di tutta la problematica dell'omofobia e si fa credere che si possa risolvere la questione con un vago slogan di amore universale. Secondo la ricercatrice ginevrina, si tratta di un messaggio ingenuo e inintelligibile.

Stéphane André, insegnante e già coordinatore del progetto romando di sensibilizzazione contro l’omofobia PREOS, aggiunge che il messaggio della campagna sembra essere stato scelto perché politicamente corretto, ma non rivela i meccanismi più subdoli e complessi all’origine dell’omofobia. Il co-presidente della Federazione delle associazioni LGBT di Ginevra, Philippe Scandolera, deplora inoltre il mancato coinvolgimento delle associazioni nell’elaborazione della campagna. La giuria del concorso era costituita da personalità del mondo accademico, medico e istituzionale, ma la società civile non è stata consultata. In un commento personale, Catherine Gaillard, dell’associazione lesbica Lestime, denuncia addirittura «la rimessa nell’armadio delle associazioni da parte del Dipartimento dell’istruzione pubblica».

Secondo Elisabeth Thorens-Gaud, responsabile delle questioni LGBT per i cantoni Vaud e Ginevra, le critiche degli ambienti associativi non sono giustificate. A suo tempo si era discusso anche con loro. Inoltre, la scelta del manifesto da parte della giuria si è basata sul principio che ci volesse un messaggio che potesse riunire tutti. Gli esperti hanno riflettuto approfonditamente prima di selezionare una soluzione che fosse in grado di raggiungere un vasto pubblico, le scuole e gli insegnanti. Nelle scuole, le mentalità non evolvono più velocemente che nella società, per cui lo slogan doveva essere semplice e d’impatto: non si può mai accontentare tutti, ma il nostro obiettivo era di realizzare una campagna che andasse bene in ambiente scolastico, spiega Thorens-Gaud.

(adattato e tradotto da un articolo apparso su Le Courrier, Ginevra)

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 01 Marzo 2012 19:43 )  

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