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I cattolici svizzeri ora aprono ai gay

Il sì alle unioni gay, sancito dal referendum di venerdì scorso nella cattolicissima Irlanda, conferma un cambiamento sociale che investe tutto il mondo cattolico. Svizzera inclusa, visto che fin dalla distribuzione dei questionari in vista del Sinodo sulla famiglia, i temi "caldi" sui quali sono intervenuti catechisti, teologi, assistenti pastorali o in generale i cattolici elvetici erano noti: la comunione ai divorziati e la benedizione delle coppie omosessuali. E infatti i circa seimila fedeli che hanno compilato il formulario, non hanno tradito le attese, e i risultati - ufficializzati dalla Conferenza dei vescovi svizzeri - hanno dato corpo a dibattiti che rilanciano a Roma indicazioni molto concrete: no all'esclusione dai sacramenti dei divorziati risposati, sì al partenariato di omosessuali e lesbiche, che deve trovar posto nella Chiesa anche con la benedizione.

"Risultati che non mi sorprendono e che ricalcano l'intervento importante del cardinale Christoph Schönborn che ricorda come il concetto di 'Chiesa' sia d'intendere quale pluralità, comunità e partecipazione su diversi livelli; un'idea piena ma con molte sfumature - commenta il teologo Markus Krienke, docente di dottrina sociale alla facoltà di Teologia di Lugano -. È anche vero che, se tutto è famiglia, niente è più famiglia, ma si può rafforzarne il concetto aprendo ad altre formule che partecipano pur senza raggiungerne la pienezza. Da un punto di vista teologico, anche se i protestanti l'hanno adottato e il cambiamento sociale è evidente, sarei un po' più freddo sulla benedizione delle coppie gay. È vero che si benedicono anche oggetti e animali, ma in questo caso prevale la paura che venga scambiato per un sacramento".

Il nuovo orientamento dei cattolici, invece, viene visto come una conferma dalle comunità gay. "La società è cambiata, s'è evoluta nel Paese soprattutto negli ultimi cinque anni da quando è stata approvata l'unione delle coppie gay - ricorda Mattia Modini di Imbarco Immediato, l'Associazione gay lesbica della Svizzera italiana -. Non siamo sorpresi dai risultati, semmai è la posizione chiusa del Vaticano che è in ritardo rispetto ai tempi. Come ha dimostrato il vescovo di Coira, noto per il suo strenuo conservatorismo, nella polemica col parroco del canton Uri che aveva concesso la benedizione a una coppia di parrocchiane lesbiche. Ora la gente ha meno paura nel dimostrare aperture; intendiamoci, l'omofobia esiste sempre, ma è più velata".

Statisticamente i risultati del questionario presinodale documentano, a grande maggioranza, il largo apprezzamento di cui godono gli ideali di matrimonio e famiglia come annunciati dalla Chiesa e, pur aderendo alla benedizione delle coppie omosessuali, viene perlopiù rifiutata l'assimilazione con il matrimonio religioso. Sulla posizione dei divorziati, invece, la scelta è netta: i motivi di rottura d'un matrimonio sono troppo complessi perché si possa ancora ammettere la punizione globale inflitta dalla Chiesa in caso di nuove nozze. "È una questione di sensibilità, le attestazioni di fede fin dall'inizio, le cause della separazione e poi ci sono delle parrocchie che considerano i divorziati parte della comunità e altre che li respingono - osservano dalla direzione luganese dell'Azione cattolica -. La nostra associazione ha più di mille aderenti; tante teste e tanti pensieri che convivono, ma tutti sapevano che questi sarebbero stati i temi caldi . Anche perché i cambiamenti che stanno avvenendo nella società sono sotto gli occhi di tutti, ma non per questo diventeranno prioritari al Sinodo ordinario sulla famiglia, in programma a Roma il prossimo ottobre".Resta il fatto che gli stessi vescovi svizzeri scrivono che "sotto l'impulso di papa Francesco, la Chiesa cattolica cerca nuove risposte alle scottanti questioni su matrimonio e famiglia, temi che occupano la Chiesa da decenni". Come non è un caso che gli esiti dei dibattiti confermino le risposte ad un sondaggio online fatto in Svizzera a fine 2013, cui parteciparono più di 25.000 persone. Ora la Conferenza dei vescovi svizzeri ha trasmesso alla Santa Sede 570 rapporti.

Curioso, semmai, che da un cantone cattolico come il Ticino ne siano arrivati solo sette. "Ho avvertito un senso di sfiducia sull'ultilità del questionario - ammette il presidente di Caritas Ticino, don Giuseppe Bentivoglio -. Non se n'è discusso più di tanto e questa richiesta a pioggia è stata vista come una sorta di 'sondaggio' a cui, com'è noto, in genere partecipa soprattutto chi è interessato a certi temi. Ogni vescovo che andrà al Sinodo dovrebbe aver il polso della situazione, come ogni buon parroco ha il polso della situazione della sua comunità. Io stesso, all'arrivo del questionario, sapevo che i temi emergenti sarebbero stati questi; la Comunione ai divorziati e la benedizione alle coppie gay. Che la Svizzera sia conservatrice è un cliché; magari su altri temi ma su questi no, e chi sta in mezzo al mondo cattolico lo sa bene. Ricordo, comunque, che la maggioranza non è sinonimo di fonte di verità".

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