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15.02.2010  |  DIRITTI & GIUSTIZIA  |  inserito da Laura

BELGIUM, gayspace.it

Gay si nasce; lo sostiene uno studioso belga
 

“Luca era gay, adesso sta con lei”. Solo un anno fa il cantante Povia cantava una canzone su Luca, ragazzo gay che “riesce” a diventare etero grazie all’amore per una donna e che si dimentica facilmente di essere, in realtà, omosessuale. Certo la questione è vecchia di secoli, risale a quando il Cristianesimo ha messo al bando l’amore per lo stesso sesso e il gay è diventato uno dei tanti nemici da combattere, portatore della malattia omosessuale e delle perversioni sessuali più spinte. Sodomita, invertito, frocio, finocchio. Gli appellativi in questo senso si sprecano. Fortunatamente la scienza ci aiuta e (sembra) fugare ogni dubbio in questo nostro mondo che sembra non credere più in nulla. Il contributo più recente è quello di Jacques Balthazar, docente all’università di Liegi, che ha scritto il libro “Biologia dell’omosessualità. Si nasce omosessuali, non si sceglie di esserlo” e ha presentato la sua ricerca al quotidiano belga di lingua francese “Le Soir”. Questo libro non è certo il primo ad affrontare questo problema, ma è uno dei pochi che spiega in maniera chiara il perché il “gene gay” sia dentro di noi, e non venga in alcun modo influenzato dall’ambiente, la società o le frequentazioni di ognuno di noi. Il titolo esemplifica la teoria dello zoologo e responsabile di un gruppo di ricerca in endocrinologia del comportamento: “L’origine dell’omosessualità è da ricercare nella biologia degli individui piuttosto che nell’attitudine dei loro genitori o nelle decisioni dei soggetti interessati”. “Lavoro da 35 anni sui meccanismi ormonali e nervosi che controllano essenzialmente il comportamento sessuale di animali e umani” continua Balthazar spiegando di avere “voluto smontare su base scientifica anche le credenze secondo le quali l’omosessualità sarebbe una malattia, una perversione o una devianza”. “L’omosessualità – conclude il professore – non costituisce solo un orientamento sessuale diverso, ma si accompagna a modifiche morfologiche, fisiologiche e comportamentali complesse”. Speriamo che questa teoria venga finalmente accettata dai “gruppi sociali e religiosi che continuano, nonostante la loro ignoranza tecnica in materia, a sostenere le tesi omofobe” e che l’appello di Balthazar a una maggior tolleranza non cada nel dimenticatoio

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